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		<title><![CDATA[Blog Comite Nazarat]]></title>
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		<lastBuildDate>Fri, 15 Apr 2016 15:17:00 +0200</lastBuildDate>
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			<title><![CDATA[Messaggio di Padre Ibrahim Alsabagh da Aleppo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0316nw12"><div> &nbsp;</div><div><span class="fs13">Carissimi,</span></div><div><br></div><div><span class="fs13">sono ripresi i bombardamenti. L’altro ieri, un missile è caduto nella nostra zona di Azizieh, distruggendo una casa e danneggiandone altre. Ieri sera, in alcune zone come ad esempio Midan, la situazione era molto critica… Oggi gli operai che lavorano nel nostro Convento sono arrivati con gli occhi lucidi e pieni di stanchezza per una notte passata in bianco.</span></div><div><br></div><div>Il dollaro continua a salire, mentre la gente si affatica sempre di più per guadagnare un soldino per sfamarsi.</div><div><span class="fs13"> La nostra è una corsa senza fine, infatti, nonostante siamo ben organizzati, con il contributo &nbsp;di diversi volontari e impiegati, il lavoro degli aiuti umanitari pesa sempre di più sulle spalle di noi frati.</span></div><div><br></div><div>Ogni giorno aumentano le persone che bussano alla porta del convento, ma aumentano sempre più le famiglie e le persone che lodano il Signore per la presenza di noi frati, che rimaniamo qua per aiutare questa gente stremata ad Aleppo.</div><div><br></div><div>Un abbraccio</div><div><span class="fs13"> <i>frate Ibrahim</i></span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 15 Apr 2016 13:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dopo Rimini e Lugano anche Cesena s'appella all'umano. Preghiera per i cristiani perseguitati]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_r792pj7i"><div><div style="text-align: left;"><span style="text-align: justify;" class="fs13">L’odio contro i cristiani che viene alimentato quotidianamente in Medio Oriente e in tante altre parti del mondo ci sollecita a continuare il nostro ‘Appello all’umano’. L’ultima strage di cristiani (72 vittime per la maggior parte si trattava di madri e dei loro piccoli in un parco) è accaduta nel giorno di Pasqua a Lahore in Pakistan ed è stata rivendicata dai talebani. L’orrore è già scomparso dai mass media ma noi restiamo fedeli agli appelli del Pontefice che nel messaggio Urbi et Orbi del 27 marzo ha detto: “Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte solo un’infinita misericordia può darci salvezza. Solo Dio può riempire con il suo amore questi abissi”.</span></div><div style="text-align: left;"><span style="text-align: left;" class="fs13"> </span><br></div><div style="text-align: left;"> Per questo riproponiamo, mercoledì 20 aprile alle ore 21 la recita del rosario in piazza Tre Martiri di Rimini. Per la testimonianza sarà con noi padre Ihab Alrachid, un sacerdote greco melchita, originario di Damasco. Padre Alrachid verso le 19 dello stesso giorno sarà anche in piazza Giovanni Paolo II (davanti al duomo) a Cesena per un’iniziativa analoga. Parte dunque anche a Cesena con la stessa formula questo appuntamento di preghiera e solidarietà iniziato nell’agosto 2014 e che si ripete da allora il 20 di ogni mese. E’ già qualche tempo che l’iniziativa viene proposta anche a Lugano in piazza San Rocco. Contemporaneamente si estende anche la rete di preghiera tra tante comunità monastiche in Italia e nel mondo. Hanno aderito e assicurato la loro partecipazione: le trappiste del monastero Nostra Signora della Moldova di Nasi Pani (Repubblica Ceca), le religiose dell’Adorazione Eucaristica di Pietrarubbia, il monastero di Santa Maria Maddalena di Sant’Agata Feltria, le carmelitane di Santa Teresa di Tolentino, le clarisse del monastero della Natività di Rimini, le clarisse &nbsp;di Sant’Agnese a Perugia, le clarisse di Foligno, la carmelitane di Fatima, le suore caldee Figlie di Maria Immacolata di Roma ed inoltre padre Bahjat da Damasco e don Georges Jahola da Erbil (due sacerdoti che sono stati a Rimini in precedenti edizioni dell’Appello all’umano). Più di recente hanno aderito anche le clarisse di Todi e le religiose cistercensi di Valserena.</div><div style="text-align: left;"> &nbsp;</div><div style="text-align: justify;"> </div><div style="text-align: left;"><span style="text-align: justify;" class="fs13">Insieme alla preghiera c’è anche la solidarietà e continua l’iniziativa proposta insieme all’organizzazione no profit Orizzonti di Cesena ‘Adotta una famiglia siriana’.</span><br></div><div style="text-align: left;"><br></div><div> <span class="fs13"> </span></div><div style="text-align: left;">Un ultima novità: il comitato Nazarat per i cristiani perseguitati in Medio Oriente di Rimini ha realizzato un website che riporta ampiamente la nostra attività e le iniziative future. Il sito è <u><span class="cf1">www.nazarat.org</span></u> ed è realizzato in italiano e in inglese.</div><div></div></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Apr 2016 17:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Messaggio da Padre Bahjat Elia Karakach]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_9j71p2oc"><div>Cari amici, Il Signore vi dia la sua Pace...<br></div><div>è passata una settimana dal mio arrivo a Damasco, e come vi ho promesso vi aggiorno ogni tanto sulla situazione qui.<br></div><div><br></div><div><b class="fs13">TREGUA</b><br></div><div>Dal giorno del mio arrivo nella città la vita sembra scorrere normalmente, grazie alla tregua accordata ultimamente. Ciò nonostante è "normale" vederei segni della guerra: i numerosi <b class="fs13">check point</b> che aggravano il problema del traffico, il <b class="fs13">degrado </b>generale e la <b class="fs13">povertà</b>.</div><div>Adogni modo la gente resta cauta riguardo a questa apparente calma, frequenta conapprensione quelle zone ritenute pericolose.</div><div><br></div><div>Nel\nnostro convento ho visto i segni di alcuni <b>colpi di mortai</b> provenienti\ndalla zona occupata dai ribelli che l'hanno colpito in passato sei volte... Il\nnostro campanile è l'unico che si vede dal loro punto di lancio... grazie a Dio\nabbiamo subito solo danni materiali.</div><div>\n\n</div><div></div><div>\n\n</div><div><b>SENZA TREGUA</b></div><div><br></div><div>Ma c'è una <b>battaglia di speranza</b> che non conosce tregua.</div><div><br></div><div>Mi ha colpito la gente che continua a frequentare la parrocchia e si rende\ndisponibile per tutti i servizi da fare. Sentono la parrocchia come la loro casa. C'è un clima familiare: un sacco di <b>bambini </b>(la speranza della futura Siria) e <b>giovani </b>ragazze e ragazzi (anche se questi ultimi continuano ad emigrare in cerca di vita migliore).</div><div><br></div><div>Come vedete nelle foto allegate<b> le attività non si fermano:</b> scout, coro, catechismo, ecc.</div><div><br></div><div>Perciò ho voluto intitolare questa mail <b>"Dal Vangelo secondo Damasco"</b>, perché sono convinto che nel cuore della sofferenza possiamo vedere anche <b>segni di fede e speranza</b>... Così il Vangelo si incarna nella nostra realtà.</div><div>Per ora non aggiungo altro... aspetto di conoscere la realtà ancora di più per aggiornarvi la prossima volta.</div><div>Vi ringrazio per la vostra vicinanza, restiamo uniti in Cristo attraverso la preghiera.</div><div><br></div><div><b>Fr. Bahjat Elia Karakach, ofm</b></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 13:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Padre Alsabagh: Quotidianamente colgo segnali di solidarietà e rispetto reciproco tra i credenti delle due religioni]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0u9b8477"><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Storie di convivenza tra cristiani e islamici. Viaggio nella città di Aleppo dove la fragile tregua sembra resistere.</span></div><div style="text-align: justify;"><span style="text-align: left;" class="fs13.3333"> </span><br></div><div style="text-align: justify;"><b></b></div><div style="text-align: justify;"><b><span class="fs13.3333">Aleppo, la città da ricostruire nel segno dell’amicizia tra musulmani e cristiani</span></b></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Mentre in Siria la guerra continua e i grandi della terra discutono le sorti di questo Paese, ogni giorno, ad Aleppo, si rammendano pazientemente e tenacemente vite lacerate dal dolore e dalle privazioni e si tessono quei legami di cura, ospitalità e dedizione che consentono a donne, uomini e bambini cristiani e musulmani di non precipitare nello sprofondo della disperazione inconsolabile. &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><span style="text-align: left;" class="fs13.3333"> </span><br></div><div style="text-align: justify;"><b><span class="fs13.3333">Padre Ibrahim Alsabagh</span></b><span class="fs13.3333">, siriano, 45 anni, parroco della chiesa di San Francesco, guardiano del convento, vicario episcopale e responsabile della comunità latina di Aleppo, inizia a raccontare la quotidianità della città mettendo in evidenza i legami che coinvolgono anche persone di fede diversa. «Nella zona dove viviamo, governata dall’esercito regolare, la convivenza fra cristiani e musulmani è sostanzialmente buona. Diverse famiglie cristiane e musulmane sono anche unite da amicizie di lunga data, che non sono state incrinate o compromesse dalla guerra. Quotidianamente colgo segnali di solidarietà, comunione e rispetto reciproco, che noi francescani non ci stanchiamo di incoraggiare. Da parte nostra, io e i miei quattro confratelli ci prendiamo cura di tutti, senza fare distinzioni fra cristiani e musulmani: corriamo per portare aiuto materiale o spirituale e accogliamo chiunque – a ogni ora del giorno e della notte – bussi alla nostra porta». &nbsp;</span></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><b></b></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><b><span class="fs13.3333">La vita ad Aleppo &nbsp;</span></b></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Da quando è iniziata la tregua, la situazione in città è cambiata e le condizioni di vita sono un poco migliorate: l’erogazione dell’acqua è ripresa, anche se non in tutte le zone della città; c’è di nuovo la corrente elettrica, almeno per qualche ora al giorno. I bombardamenti sono quasi del tutto cessati ma, riferisce padre Ibrahim, «poiché non tutti i gruppi hanno aderito alla tregua, ogni tanto si vedono missili cadere in alcune zone della città. Nessuno si sente al sicuro: siamo costantemente in allerta, timorosi che la tregua – unanimemente considerata un segno di speranza – possa venire infranta da un momento all’altro e riprendano i bombardamenti massicci. Purtroppo, dopo cinque anni di guerra, c’è ovunque grande povertà. Noi interveniamo in molti modi: vi sono kit alimentari da distribuire, medicine da procurare, malati da assistere e portare in ospedale, anziani e neonati da accudire con speciali cure, case danneggiate dalle bombe da riparare. E poi, ogni giorno, vi sono cuori feriti da ascoltare e consolare». &nbsp;</span><b></b></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><b></b></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><b><span class="fs13.3333">Segni di speranza &nbsp;</span></b></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Per padre Ibrahim i buoni rapporti tra cristiani e musulmani sono particolarmente incoraggianti: «li considero segni di speranza per il futuro del popolo siriano e invito costantemente i miei parrocchiani a leggerli in questa chiave. Insieme ai fedeli preghiamo sempre per tutti gli abitanti di Aleppo e della Siria (oltre che del mondo) e ringraziamo il Signore per il bene che viene compiuto, mettendo in luce anche quello fatto dai musulmani. Ad esempio: alcune famiglie musulmane hanno ospitato famiglie cristiane che avevano perso la casa sotto i bombardamenti; oppure vi sono stati musulmani che hanno custodito le abitazioni di quei cristiani che avevano deciso di lasciare temporaneamente Aleppo.</span></div><div><br></div><div><span style="text-align: justify;" class="fs13.3333">Questi specifici gesti di carità non sono stati numerosi, ma sono accaduti e li reputo significativi.</span></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">In molti altri modi abbiamo ricevuto solidarietà e premure da parte dei fedeli islamici. Forse qualcuno di loro è stato anche incoraggiato vedendo noi cristiani moltiplicare gli sforzi per accudire e proteggere tutti, indipendentemente dalla fede professata, sull’esempio di nostro Signore Gesù».</span></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div><b style="text-align: justify;" class="fs10"><span class="fs13.3333">Alcuni tradimenti &nbsp;</span></b><br></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Purtroppo, rileva padre Ibrahim, non sono mancati episodi dolorosi: «alcuni musulmani che vivevano in pace con noi si sono rivelati tutt’altro che amici e fratelli durante la guerra: hanno manifestato un cuore fondamentalista, svelando una doppiezza di vita che nessuno avrebbe potuto immaginare: ciò ha causato grande amarezza nei cristiani che li conoscevano e avevano avuto con loro ottimi rapporti.</span></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Noi frati sosteniamo e accompagniamo questi nostri fedeli esortandoli a non chiudersi nella sofferenza. Quando le persone (ma anche intere comunità) vivono esperienze di tradimento sono facilmente esposte al rischio di ripiegarsi su se stesse preoccupandosi unicamente del proprio bene e della propria sopravvivenza, diventando avare. Noi frati ci prodighiamo affinché non prevalga l’amarezza. Questi tristissimi episodi tuttavia non offuscano la bella comunione che c’è tra molti cristiani e musulmani: è anche su di essa che, penso, si potrà ricostruire il futuro della Siria». &nbsp;</span></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><b></b></div><div><span class="fs13.3333"> </span><b style="text-align: justify;" class="fs10"><span class="fs13.3333">La cura pastorale &nbsp;</span></b></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Durante questi cinque anni di guerra, nonostante le condizioni molto difficili, dice con semplice fierezza Padre Ibrahim, «la parrocchia ha sempre mantenuto tutte le attività che impegnano ogni comunità cristiana nel mondo: dai corsi di catechismo, attualmente frequentati da 200 bambini, a quelli per i fidanzati. Ogni giorno celebriamo messe, molto partecipate, sia nella chiesa di san Francesco sia nelle due succursali della parrocchia. Abbiamo aperto la</span><span class="fs13.3333"> </span><b><span class="fs13.3333">Porta Santa</span></b><span class="fs13.3333"> </span><span class="fs13.3333">nella nostra chiesa e seguiamo con attenzione il magistero di</span><span class="fs13.3333"> </span><b><span class="fs13.3333">papa Francesco</span></b><span class="fs13.3333">, al quale siamo molto grati per gli appelli e le preghiere a favore della Siria. Percepiamo il suo sostegno e quello della chiesa universale».</span></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><b></b></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><b></b></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><b><span class="fs13.3333">Le autorità religiose islamiche &nbsp;</span></b></div><div><span class="fs13.3333"> </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Di recente, ricorda padre Ibrahim, il consiglio dei responsabili della chiesa cattolica di Aleppo ha fatto visita al consiglio che riunisce le autorità religiose islamiche locali: «Abbiamo parlato per oltre due ore con grande sincerità affrontando diverse questioni, come facciamo ormai da tempo quando ci incontriamo. Ho constatato che la guerra ha modificato gli atteggiamenti di tutti: da una parte il mondo musulmano si è sentito chiamato a una maggiore sincerità e trasparenza fra il pensare, il dire e l’agire; dall’altra noi siamo diventati più coraggiosi nell’annunciare ad alta voce i principi della nostra fede e della nostra dottrina sociale, e più decisi nel pretendere, quando occorre, la libertà e lo spazio necessari per vivere con tranquillità nel nostro Paese. Questo cammino, questo lavoro di dialogo (che spero si approfondirà ulteriormente) è una sfida per tutti. Considero il miglioramento dei rapporti fra le autorità religiose cristiane e musulmane uno dei frutti buoni di questi anni di dolore». &nbsp;</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div><b><span class="fs13.3333">Cristina Uguccioni</span></b></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 30 Mar 2016 13:51:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.nazarat.org/blog/?id=0u9b8477</link>
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			<title><![CDATA[Domani sera la testimonianza di padre Pizzaballa in piazza Tre Martiri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_1a89n6ul"><div style="text-align: justify;">Il 4 marzo scorso ad Aden, una delle città più importanti dello Yemen, sono state trucidate quattro suore che facevano parte della congregazione delle sorelle della Carità di madre Teresa. E’ stato un crimine in odio alla fede cristiana. Nella casa d’accoglienza per anziani e disabili dove operavano le religiose è entrato un commando armato che, dopo avere separato le suore dagli ospiti, ha assassinato senza pietà le quattro giovani sorelle. Con loro sono stati uccisi anche dodici civili. I terroristi sapevano bene che tra gli ospiti c’erano musulmani e per questo si sono scagliati solo contro i cristiani. Inoltre è stato rapito Tom Uzhunnalil, un padre missionario salesiano indiano. Solo un ultimo atto di una vera e propria guerra che insanguina il paese del Golfo da circa un anno. In un paese che fa meno notizia di altri (Siria e Iraq) ma che continua a provocare e richiedere il nostro impegno di preghiera e di solidarietà in favore dei nostri fratelli martiri per la fede nel Medio Oriente e altrove.<br></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;">Il comitato Nazarat di Rimini continua perciò con l’Appello all’umano che oramai è diventato una tradizione il 20 di ogni mese dall’agosto 2014. Il prossimo appuntamento con il rosario e la testimonianza sarà domenica 20 marzo alle ore 21,15 in piazza Tre Martiri. La testimonianza, questa volta telefonica, sarà di padre Pierbattista Pizzaballa custode della Terra Santa, oramai al termine del suo quarto mandato, responsabile dunque di numerosi religiosi, oltre che a Gerusalemme e in tutto Israele anche in diversi paesi del Medio Oriente e Egitto, in territori dove la testimonianza cristiana è estremamente difficoltosa e rischiosa.</div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;">La rete di preghiera e solidarietà nata a Rimini si sta quindi allargando. Con la stessa formula dell’Appello all’umano un appuntamento viene organizzato da qualche mese anche in Svizzera, a Lugano, in pazza San Rocco. A breve, con lo stesso ‘format’ inizierà un appuntamento analogo anche a Perugia. Così come a macchia d’olio si sono unite a noi molte comunità religiose e monastiche che hanno assicurato la comunione di preghiera, negli stessi giorni e orari. Questo l’elenco di chi ha aderito in Italia e all’estero: le trappiste del monastero Nostra Signora della Moldova di Nasi Pani (Repubblica Ceca), le religiose dell’Adorazione Eucaristica di Pietrarubbia, il monastero di Santa Maria Maddalena di Sant’Agata Feltria, le carmelitane di Santa Teresa di Tolentino, le clarisse del monastero della Natività di Rimini, le clarisse di Sant’Agnese a Perugia, le clarisse di Foligno, la carmelitane di Fatima, le suore caldee Figlie di Maria Immacolata di Roma e padre Bahjat da Damasco e don Georges Jahola da Erbil. Recentemente hanno assicurato la loro adesione anche le clarisse di Todi e le religiose cistercensi di Valserena.</div><div style="text-align: justify;"><br></div><div><strong><b>Il Comitato Nazarat</b></strong></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 13 Mar 2016 19:43:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.nazarat.org/blog/?id=1a89n6ul</link>
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			<title><![CDATA[“Una ragione per vivere e per morire”: il Comitato Nazarat in piazza Tre Martiri anche per la Francia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_59650s4t"><div style="text-align: justify;"><span class="fs14 cf1">I fatti di Parigi con le stragi nell’area dello stadio, nelle strade davanti ai ristoranti e nel teatro hanno esportato in casa nostra i metodi del terrore dello jihadismo dei miliziani dell’Isis, che disprezzano la vita seminando morte. Come ha sottolineato papa Francesco l’uccisione di persone inermi e innocenti è un orribile crimine contro l’umanità che dimostra anche come la violenza gratuita ed efferata perpetrata al grido di ‘Allah è grande’ sia in verità una bestemmia contro quello stesso Dio che si vorrebbe acclamare. Ecco perché il nostro ‘Appello all’umano’ diventa ancor più stringente mentre la preghiera per i perseguitati cristiani e di altre minoranze religiose in Siria e Iraq si allarga alle vittime, ai feriti e alle loro famiglie della strage di Parigi e alla richiesta della pace per il mondo intero.</span></div><div style="text-align: justify;"><br><span class="fs14 cf1">Il comitato Nazarat prosegue perciò il proprio impegno di preghiera e sostegno ai fratelli perseguitati. Venerdì 20 novembre si torna in piazza Tre Martiri alle 21,15 per la recita del rosario a cui parteciperà con la sua testimonianza padre Bahjat Elia Karakach, un frate francescano di Aleppo. E’ il sedicesimo appuntamento di questa iniziativa che si attua senza soluzione di continuità il 20 di ogni mese dall’agosto 2014 a cura del comitato Nazarat di Rimini. </span></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs14 cf1">Il manifesto (‘Una ragione per vivere, una ragione per morire’) che annuncia l’appuntamento all’interno della lettera araba ‘nun’ contiene una frase della madre della piccola Miriam, una bambina profuga con la famiglia nel campo di Erbil: “Se fosse tutto nelle mie mani io non sarei in grado di perdonare però quello che vivo è che il desiderio di Gesù è dare la grazia agli uomini di imparare a perdonare a vicenda. E’ solo tramite Dio che possiamo imparare a perdonare”. Come la volta scorsa saranno in comunione con noi anche le monache dell’Adorazione Eucaristica del monastero di Pietrarubbia. Un’altra novità è costituita dall’incontro che padre Bahjat Ela Karakach terrà il giorno dopo, sabato 21 novembre alle 21,15 nella sala parrocchiale di San Giuseppe al Porto.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 19 Feb 2016 19:45:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.nazarat.org/blog/?id=59650s4t</link>
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			<title><![CDATA[I missili della devastazione su Aleppo: il racconto e le immagini di padre Ibrahim]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_yuos7267"><div><span class="fs13.3333">Bombardamenti nell’area di Soulaymanieh-Ram</span></div><div><span class="fs13.3333">Amici carissimi, provo a raccontare quello che stiamo vivendo qui ad Aleppo da quando è cominciata l’offensiva dell’esercito regolare per riprendere possesso dell’intera città.</span></div><div><br></div><div><span class="fs13.3333">Nella notte tra il tre e il quattro febbraio, due missili lanciati dagli jihadisti hanno colpito la zona di Soulaymanieh-Ram, dove si trova la nostra Succursale. Avevo appena cominciato a pensare a radunare tutti i Frati d’Aleppo in Capitolo pastorale locale, per decidere insieme se e come intensificare il nostro servizio nella zona di Soulaymanieh e di Midaan, quando ci ha raggiunto la notizia dell’accaduto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs13.3333">Il risultato di questi incessanti bombardamenti è sempre tragicamente lo stesso: morte e distruzione, morte di cittadini inermi e distruzione delle loro povere case. Due cristiani sono rimasti uccisi, diversi i feriti e innumerevoli le case danneggiate.</span></div><div><br></div><div><span class="fs13.3333">Come non essere scoraggiati? Avevamo appena finito di riparare, in qualche modo, i danni provocati dai missili caduti il 12 aprile 2015 quando… ecco che nuove esplosioni arrivano a devastare ciò che con immensa fatica e sacrifici era stato risanato. La nostra chiesa di san Francesco non è stata fino a ora danneggiata significativamente, ma il tetto delle aule di catechismo invece sì: colpito è andato parzialmente distrutto. Anche le pareti sono rimaste danneggiate dalle scosse provocate dalle esplosioni e i vetri ridotti in mille frantumi.</span></div><div><br></div><div><span class="fs13.3333">Un missile ha colpito la nostra Succursale forandone il tetto e arrivando a distruggere sia la venerata statua della Madonna di Aleppo, che il campanile e alcuni depositi d’acqua installati di recente. La statua della Madonna ridotta a pezzi vi permette d’immaginare la misura del nostro dolore: il volto della Vergine frantumato e oltraggiato in mezzo alla strada.</span></div><div><br></div><div><span class="fs13.3333">Un secondo missile è caduto sulla strada antistante la Succursale, danneggiandone l’entrata e provocando la morte di due cristiani. Anche questa volta gli edifici attigui, come già accaduto più e più volte nel passato, non sono stati risparmiati.</span></div><div><br></div><div><span class="fs13.3333">Noi frati, senza alcun tentennamento, siamo accorsi a far visita alle famiglie colpite duramente e che vivono nelle case attorno alla Succursale. In quelle dei due uomini che hanno perso la vita, abbiamo ascoltato la sofferenza e il dolore inconsolabile delle madri e dei padri i quali, mentre ci raccontavano fin nei dettagli ciò che era accaduto, ciò che avevano vissuto assieme ai loro figli, con grande pudore ci hanno permesso di condividere il loro spavento e di abitare la loro sofferenza. Noi stiamo cercando in tutti i modi di essere vicini alla nostra povera gente, la quale bussa senza tregua alla porta del convento, in cerca d’aiuto e di conforto.</span></div><div><br></div><div><span class="fs13.3333">La Succursale accoglie sia le famiglie della zona che quelle di Midaan, le quali hanno cercato riparo da noi dopo che la chiesa di Bicharat a Midaan è andata distrutta. Ospitiamo anche la Comunità cristiana maronita che celebra nella nostra chiesa diverse Messe settimanali, e questo da quando le chiese maronite dei quartieri limitrofi sono state completamente distrutte o rese inagibili. La nostra casa è il luogo dove diversi gruppi parrocchiali si ritrovano per i loro raduni settimanali ed è la “casa” che dona ospitalità anche ad una scuola per i sordo-muti: uno dei pochissimi centri di questo genere rimasti attivi oggi ad Aleppo! L’accoglienza che cerchiamo di offrire incondizionatamente, percorre tutte le opere di misericordia che la santa Chiesa ci indica, specialmente in questo “Anno santo della Misericordia”, arrivando a condividere con chiunque bussa alla nostra porta, il bene più prezioso che ci sia oggi ad Aleppo: l’acqua del pozzo che abbiamo all’interno della Succursale e nel nostro Convento!</span></div><div><ul></ul></div><div><ul></ul></div><div><span class="fs14 ff1">Ecco cosa sta accadendo nel quartiere cristiano di Midaan</span></div><div><span class="fs14 ff1">I devastanti lanci di missili da parte dei gruppi jiahdisti e ribelli, come risposta all’avanzata delle forze governative e dei loro alleati, sono continuati anche nella notte tra il quattro e il cinque di febbraio. Ancora una volta, siamo stati colpiti al cuore. Le esplosioni hanno interessato il quartiere di Midaan che è zona a maggioranza cristiana. La distruzione è stata totale e i pochi abitanti rimasti, poveretti, sono nuovamente sulla strada senza casa.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 ff1">Non so se riuscite a immaginare cosa voglia dire per noi restare qui mentre anche di notte cadono, senza tregua, missili e bombe; senza sapere che cosa accadrà istante dopo istante ai nostri parrocchiani, agli amici, che cosa accadrà alla loro abitazione, che è il luogo della storia famigliare e degli affetti più forti, senza sapere se saranno ancora in vita oppure no, se lo saranno i loro figli e i loro vecchi…</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 ff1">Un’anziana donna piangeva raccontandoci di come la gente non sapesse più come comportarsi, quale fosse la decisione opportuna da prendere: scappare dalle case con il pericolo reale di incontrare la morte faccia a faccia per le strade oppure rimanere rintanati nelle abitazioni, con il pericolo altrettanto reale che i missili le distruggano uccidendoli?</span></div><div><span class="fs14 ff1">Alcune famiglie hanno deciso di pernottare al freddo all’entrata delle loro abitazioni, altri ancora nei sottoscala.</span><br></div><div><span class="fs14 ff1">Una signora che portava tra le braccia il suo bambino, ha bussato alla nostra porta chiedendo aiuto e raccontandoci delle tante persone rimaste purtroppo sotto le macerie. A nulla sono valse le sue grida di soccorso poiché nessuno si è fatto vivo per dare una mano a quella povera gente, nessuno ha avuto umanamente il coraggio di rispondere. I feriti così sono rimasti sepolti per ore ed ore assieme ai cadaveri.</span><br></div><div><span class="fs14 ff1">Che cosa fare?</span></div><div><span class="fs14 ff1">Noi però non ci arrendiamo mai. Durante la visita alle case danneggiate, accompagnati dall’ingegnere per valutare i danni e le possibili riparazioni d’emergenza, abbiamo distribuito scatole di alimentari di prima necessità e a riparare si è cominciato subito, cominciando dalle porte e dalle finestre. Chi ha avuto la casa danneggiata irreparabilmente, è stato aiutato con denaro sufficiente a prendere in affitto un’altra casa per almeno tre mesi, con possibilità di proroga…</span></div><div><span class="fs14 ff1">In tantissimi bussano alla nostra porta terrorizzati, soprattutto famiglie con bambini piccoli. La maggior parte di loro non riesce nemmeno a pensare alla fuga: occorrono infatti molti soldi per il trasporto e loro non ne hanno a sufficienza per il cibo.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs14 ff1">In questa situazione più tragica che drammatica, a noi non resta che cominciare con il ministero dell’accoglienza e dell’ascolto. Dopodiché è necessario passare immediatamente all’azione in quanto non è possibile rimandare nulla all’indomani. Immenso è il lavoro che ci aspetta, poiché immense sono le necessità in cui ci troviamo coinvolti.</span></div><div><span class="fs14 ff1">Ancora sul problema dell’acqua e sui prezzi proibitivi</span></div><div><span class="fs14 ff1">Permane il problema immenso dell’acqua potabile, ma anche la necessità di trovare dell’acqua per la sola igiene personale. È impressionante vedere gente aggirarsi cercando dell’acqua sotto la “pioggia” dei missili. Le persone sono talmente disperate da sfidare i missili, pur di attingere acqua dai rubinetti installati lungo le strade nei pressi di pozzi. Sono ormai più di dieci giorni che non esce una goccia d’acqua dai rubinetti.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 ff1">Oggi per un dollaro, al cambio, occorrono 410 l.s. (lire siriane), mentre solo ieri ieri ne bastavano 400! Questo fatto fa comprendere come, di conseguenza, anche i prezzi degli alimentari aumentano di giorno in giorno. E questo accade anche per i generi di prima necessità quali pane, verdure, etc.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 ff1">Una signora che ha ancora un lavoro, e quindi un’entrata mensile sicura, ci racconta di non potersi più permettere neanche un piatto di verdura ogni giorno del mese.</span></div><div><span class="fs14 ff1">“Fino a quando, Signore, ti scorderai di me? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?”</span></div><div><span class="fs14 ff1">Immerso nel dolore atroce di questi giorni, sovente mi torna alla mente quel versetto del Salmo che dice: “Fino a quando, Signore, ti scorderai di me? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?” (cf. Sal 12, 2).</span></div><div><span class="fs14 ff1">Le domande che non vorremmo mai sentire, alle volte affiorano spontanee in noi e nel “piccolo gregge” rimasto ancora ad Aleppo e che è stato affidato a noi: il Signore ci ha forse abbandonato? Ma dov’è il Signore? È in questo momento che la fede viene scossa nelle sue fondamenta, sin dalle sue radici profonde.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs14 ff1">A Saul sulla via di Damasco, il Signore risorto aveva chiesto: “Perché mi perseguiti?”, lasciandoci in tal modo una conferma certa della Sua unione (comunione) con tutte le membra del Suo Corpo mistico che è la Chiesa. E parte di questo Suo Corpo siamo anche noi, cristiani perseguitati e Chiesa martoriata che vive e resiste in Aleppo.</span></div><div><br></div><div><span class="fs14 ff1">Cristo si fa prossimo come uomo dei dolori, familiare con il patire: sofferente e appeso alla croce, Egli non guarda da lontano i suoi che sono nella prova. Egli è presente in mezzo al Suo popolo aiutandolo e assistendolo attraverso la tenerezza misericordiosa dei suoi pastori.</span></div><div><span class="fs14 ff1">E non ci è di ostacolo né di scandalo l’enorme fatica e l’amarezza che proviamo noi pastori, davanti alle prove a cui è sottoposto ogni santo giorno il nostro “piccolo gregge”.</span><br></div><div><span class="fs14 ff1">Questo è vero per noi frati francescani, questo è il motivo che di giorno in giorno ci fa ridecidere di rimanere qui.</span><br></div><div><span class="fs14 ff1">Fr. Ibrahim Aleppo</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 07 Feb 2016 19:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La testimonianza di padre Ibrahim Alsabagh domani sera all’Appello all’umano in piazza Tre Martiri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_32j748u4"><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333 ff1">Torna il 20 gennaio l’Appello all’umano a cura del comitato Nazarat di Rimini. Continua la preghiera per i cristiani perseguitati (ma anche per altre minoranze religiose) e martoriati dagli scontri in Iraq e Siria. Recentemente il patriarca dei Caldei a Bagdad, Raphael Sako, ha descritto il martirio come il vero e proprio carisma della Chiesa in Iraq, dicendo: “In quanto minoranza siamo di fronte a difficoltà e sacrifici, ma siamo coscienti di essere testimoni di Cristo e ciò può significare anche arrivare al martirio”. E noi continuiamo a restare stupiti e grati di fronte a questa testimonianza così netta e senza cedimenti e per questo mercoledì 20 gennaio alle ore 21 ci ritroviamo (com’è ormai tradizione il 20 di ogni mese dall’agosto 2014) in piazza Tre Martiri (vicino al tempietto di Sant’Antonio) per la recita del rosario. I canti verranno guidati dal coro Stella Alpina di Riccione. Padre Ibrahim Alsabagh di Aleppo proporrà la sua testimonianza registrata telefonicamente.</span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333 ff1">Padre Ibrahim è un francescano che questa estate è stato al Meeting di Rimini e che opera nella parrocchia di rito latino di Aleppo, praticamente situata sulla linea del fronte; circa due mesi fa, la sua chiesa è stata colpita da una bomba e anche recentemente l’area del convento è stata bersagliata da bombe. Nonostante questo, lui e i suoi confratelli restano li, per rispondere ai bisogni spirituali e materiali dei fedeli cristiani ma anche di tante famiglie musulmane. Una presenza umanamente quasi impossibile in mezzo alle difficoltà e alle privazioni provocate dalla guerra, ma sorretta da una fede semplice e incrollabile.</span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333 ff1">Per sostenere concretamente le famiglie siriane il comitato Nazarat ha aderito alla campagna nazionale “Adotta una famiglia in Siria” lanciata da Orizzonti onlus che opera in collegamento con Sant’Ephrem, una sorta di Caritas del Patriarcato siro-ortodosso di Damasco. Gli aiuti andranno alle famiglie di Damasco, Aleppo e Homs. Così si può aiutare la permanenza di famiglie nei territori martoriati della Siria dove la presenza dei cristiani risale a 14 secoli fa (anche se i cristiani rappresentano il 10 per cento della popolazione che però qualcuno vuole estirpare del tutto) e dove finora c’è stata una convivenza pacifica e costruttiva tra cristiani e musulmani. La modalità di adesione alla campagna è semplice e richiede 30 euro al mese. Molti hanno già aderito tra singoli ma anche aziende che potranno detrarre fiscalmente le somme donate per questa finalità. Questo l’IBAN di Orizzonti Onlus: IT 74W06120 23901 CC0010031679 indicando nella causale: ‘adotta una famiglia siriana’.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div><strong><b><span class="fs13.3333 ff1">Comitato Nazarat</span></b></strong></div><div><br><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 Jan 2016 19:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Appello all’umano domani sera in piazza Tre Martiri con la Fiamma di Betlemme]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_22ot92w2"><div style="text-align: justify;"><span class="fs14 cf1 ff1">L’apertura dell’anno giubilare sul tema della Misericordia e l’avvicinarsi del Natale sono un invito a continuare la nostra preghiera e a sostenere i nostri fratelli perseguitati in Medio Oriente e nel mondo. Ci ricorderemo di loro e di altre minoranze religiose perseguitate ancora una volta a Rimini con l’Appello all’umano che il comitato Nazarat organizza ogni 20 del mese dall’agosto 2014 (quindi è la 17ma volta) invitando a pregare in piazza e raccogliere fondi per aiutare i nostri fratelli in difficoltà.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs14 cf1 ff1">Anche questa volta l’appuntamento sarà alle 21 in piazza Tre Martiri. Reciteremo il rosario mentre la testimonianza sarà di Antonio De Filippis della comunità Papa Giovanni di don Benzi che racconterà il lavoro e la testimonianza di alcuni riminesi della sua comunità che sono a Bagdad a fianco della chiesa latina al servizio delle persone più bisognose. Inoltre anche quest’anno sarà presente la Fiamma di Betlemme che rappresenta la luce che ha rischiarato la notte della nascita di Gesù e che ogni anno viene accesa nella grotta della Natività e dalla Terra Santa viene portata in diverse città europee come simbolo di pace. Già da qualche mese sono in comunione di preghiera con noi anche le suore dell’Adorazione Eucaristica di Pietrarubbia guidate da suor Maria Gloria Riva.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs14 cf1 ff1">La novità invece viene dalla campagna ‘Adotta una famiglia in Siria’ per sostenere le famiglie in difficoltà in questo momento di guerra e persecuzione, che il comitato Nazarat e la onlus Orizzonti hanno fatto nascere in collegamento con la onlus della chiesa Siro-Ortodossa Sant’Ephrem di Damasco. Gli aiuti andranno a nuclei familiari di Damasco, Aleppo e Homs e con soli 30 euro al mese si potrà così aiutare concretamente una famiglia. Chi volesse partecipare alla campagna può utilizzare questo IBAN di ORIZZONTI ONLUS: IT72W06120 23901 CC0010031679. Nella causale va scritto ‘adotta una famiglia siriana’.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs14 cf1 ff1">Infine segnaliamo la novità di Lugano, in Svizzera, dove alcuni amici che hanno contattato il comitato Nazarat e già dal mese scorso hanno realizzato un appuntamento analogo a quello riminese, con la preghiera del rosario in piazza San Rocco intitolato OgniVentialleVenti.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><strong><b><span class="fs14 cf1 ff1">Comitato Nazarat</span></b></strong></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 19 Dec 2015 19:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Rimini a Lugano: Nazarat domani di nuovo in piazza per i cristiani perseguitati]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_435lxo4z"><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">‘Continuate a pregare per noi’: tutti i testimoni che il comitato Nazarat ha chiamato ad intervenire nell’appuntamento tradizionale di preghiera il 20 di ogni mese in piazza Tre Martiri per i cristiani perseguitati, hanno fatto questa richiesta. Sembra irragionevole, nel mondo contemporaneo, che questa gente del Medio Oriente, cacciata dalle loro case, derubata dei propri beni, minacciata perché rinnegasse la propria fede, per prima cosa chieda di pregare. Una preghiera che li aiuti a resistere, senza scappare da quella terra che è stata la culla del cristianesimo e dove i cristiani hanno vissuto fino ad oggi. E’ una richiesta che sopravanza anche quella di aiuti materiali che pure sono indispensabili per centinaia di migliaia di profughi costretti a fuggire nei territori curdi del nord al confine tra Iraq e Turchia.</span><br></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Anche per questo il Comitato Nazarat rinnova anche il 20 ottobre l’Appello all’umano che vuole anche rispondere al richiamo di papa Francesco che recentemente ha ricordato l’ultima delle beatitudini: ‘Beati voi quando vi porteranno nelle sinagoghe, vi perseguiteranno, vi insulteranno, questo è il destino del cristiano: andare sulla stessa strada di Gesù’.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Martedì 20 ottobre alle 21,15 torneremo in piazza Tre Martiri per la recita del rosario. La testimonianza sarà di Samaan Daoud, un cattolico siriano di Damasco. Nello stesso giorno e alla stessa ora hanno assicurato la loro preghiera anche le suore del monastero dell’Adorazione Eucaristica di Pietrarubbia, la comunità religiosa diretta da suor Maria Gloria Riva. E’ la dodicesima volta dal 20 agosto 2014 mentre in altre città d’Italia e all’estero cresce l’attenzione verso il comitato Nazarat. Per esempio a Lugano, il 20 novembre partirà un’iniziativa analoga che utilizza anche il marchio della ‘N’ araba e lo stesso ‘format’ del comitato riminese.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Il comitato Nazarat</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 18:48:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.nazarat.org/blog/?id=435lxo4z</link>
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			<title><![CDATA[L’inferno, il caos e la morte seguiti all’espansione dei terroristi islamici dell’Isis proseguono senza sosta]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_u3et1dj7"><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">L’inferno, il caos e la morte seguiti all’espansione dei terroristi islamici dell’Isis proseguono senza sosta e, dopo l’area nord dell’Iraq sta mettendo a dura prova tutta la Siria. Continuano le persecuzioni e il martirio dei cristiani e di altre minoranze religiose di quelle terre. L’arcivescovo siro-cattolico di Aleppo monsignor Denys Chahda ha chiesto ai suoi fedeli di restare e non scappare, dicendo: ‘Se i cristiani continuano a scappare per questo Paese non c’è più alcuna speranza’. Si rischia ormai l’assuefazione a queste notizie e anche l’abitudine a pensare che siano avvenimenti lontani da noi. Invece i segnali di vicinanza di questa aggressione sono quotidiani. Recentemente sulla stampa si additava addirittura la data di un possibile attentato in Vaticano. E anche papa Francesco ha detto: ‘Prego per i cristiani perseguitati e perché il mondo non assista muto ed inerme di fronte a tale crimine disumano’.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Per questo il comitato Nazarat è rimasto fedele all’appuntamento mensile dell’Appello all’umano. E il prossimo sarà domenica 20 settembre alle 21.15 sempre in piazza Tre Martiri dove sarà recitato il rosario. La testimonianza sarà affidata a Filippo Di Mario riminese catechista itinerante del Cammino Neocatecumenale.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div><strong><b><span class="fs13.3333">Comitato Nazarat</span></b></strong></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 19 Sep 2015 18:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il card. Tauran per l’anniversario di Appello all’Umano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_ktx1q1a1"><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Da un anno un gruppo di riminesi si ritrova in piazza Tre Martiri, il 20 di ogni mese, a pregare per i cristiani perseguitati in Medio Oriente. Era il 20 agosto 2014 quando il Comitato Nazarat radunò per la prima volta circa 500 persone, fra riminesi e ospiti in vacanza in città, per l’Appello all’Umano. L’appuntamento del prossimo 20 agosto assume una particolare importanza anche per questa ragione, ma soprattutto perché in piazza Tre Martiri porterà la sua testimonianza il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e presidente della Commissione per le relazioni religiose con i musulmani.</span></div><div><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">La presenza di Tauran, a Rimini per il Meeting che inizia proprio il 20 agosto, è particolarmente significativa perché rafforza le radici di questo semplice gesto di solidarietà verso i cristiani perseguitati di Iraq e Siria, vittime “del fanatismo e dell’intolleranza, spesso sotto gli occhi e nel silenzio di tutti”, come ha detto di recente Papa Francesco. Una vera e propria persecuzione attuata delle milizie dell’Isis, che ha assunto le forme che tutti abbiamo imparato a conoscere in questi dodici mesi: uccisioni, violenze di ogni genere di cui sono vittime in modo particolare le donne, conversioni forzate, allontanamento dalle proprie case. Una situazione che non è solo del Medio Oriente, ma che si sta diffondendo in molte parti del mondo, come è stato raccontato da coloro che in questi dodici mesi hanno portato la loro testimonianza al termine della preghiera in piazza.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs13.3333">Il Comitato Nazarat, promotore un anno fa di questo “Appello all’Umano”, continua la sua testimonianza raccogliendo così anche l’invito di tutti coloro che in piazza Tre Martiri hanno raccontato quel che sta accadendo a quei popoli martoriati: “Continuate a pregare per i cristiani perseguitati”.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div><span class="fs13.3333">L’appuntamento è quindi per il 20 agosto in piazza Tre Martiri alle ore 21, dove sarà presente anche l’immagine di Maria Mater Misericordiae.</span></div><div><br></div><div><strong><b><span class="fs13.3333">Comitato Nazarat</span></b></strong></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Aug 2015 18:50:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.nazarat.org/blog/?id=ktx1q1a1</link>
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			<title><![CDATA[Il vescovo Louis Raphael Sako, patriarca caldeo di Baghdad: “Chiedo ai cristiani occidentali di non avere paura di mostrarsi cristiani… Devono avere il coraggio di testimoniare la fede in mezzo a una società relativistica”.]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_f7ywbt44"><div style="text-align: justify;"><span class="fs14 cf1">Anche se la tragedia dei cristiani perseguitati di Iraq e Siria è passata in second’ordine sui mass media, non passa giorno senza che qualche notizia ci ricordi questa situazione. Recentemente il Custode della Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, ha dato notizia che il suo confratello francescano iracheno padre Dhiya Azziz, è stato ‘prelevato’ dai miliziani di Al Nusra (un gruppo legato ad Al Qaeda) a Yacoubieh nella sua parrocchia in una zona controllata dai jihadisti. Lo stesso padre è stato poi liberato dopo qualche giorno. Nonostante queste vicissitudini i cristiani del Medio Oriente, non solo conservano la fede ma sono uno sprone per i cristiani occidentali. Il vescovo Louis Raphael Sako, patriarca caldeo di Baghdad, ha detto recentemente con amarezza: “Noi sentiamo che c’è un vuoto in Occidente, un vuoto religioso. La laicità in Occidentale è stata una laicità molto negativa. Chiedo ai cristiani occidentali di non avere paura di mostrarsi cristiani… Devono avere il coraggio di testimoniare la fede in mezzo a una società relativistica”.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs14 cf1">Questo monito lo abbiamo ripreso nel manifesto (che alleghiamo) per comunicare il prossimo appuntamento dell’Appello all’Umano, che oramai da undici mesi il comitato Nazarat sta proponendo nella città. Alla presenza dell’immagine di Mater Salvatoris, venerata a Rimini dal 1796, lunedì 20 luglio in Piazza Tre Martiri, ci sarà il prossimo incontro di preghiera e testimonianza. Alle 21,15 reciteremo il rosario e ascolteremo la testimonianza di don Peter Kamai, rettore del seminario di Jos della diocesi di Jalingo in Nigeria, un’area molto vicina alla zona degli attentati di Boko Haram. Così stavolta la nostra attenzione si concentrerà dal Medio Oriente all’Africa, in particolare alla Nigeria. Padre Peter, in una recente intervista a</span></div><div style="text-align: justify;"><em><span class="fs14 cf1">Tempi </span></em><span class="fs14 cf1">, s’è detto scioccato del fatto che i media occidentali tacciano sulle gravissime stragi che colpiscono i cristiani nel suo Paese, la Nigeria appunto. Anche perché soprattutto nel nord del Paese la chiesa sta vivendo un momento di grave difficoltà con moltissime chiese distrutte e tanti suoi membri uccisi a causa della fede. Ha raccontato di un catechista a cui è stata tagliata la gola davanti alla moglie e ai figli per avere rifiutato di convertirsi all’Islam. Eppure i fedeli hanno detto allo stesso padre Peter: “Preferiamo morire nella chiesa che nelle nostre case”. Anche per questo le chiese, nonostante gli attentati, ogni domenica sono sempre piene. Dice padre Peter: “Non dobbiamo dimenticare che la Chiesa è nata nelle persecuzioni e l’ultima parola di Gesù è stata ‘Io ho vinto il mondo’. Comunque resto molto stupito dal fatto che la gente non ha paura”.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><strong><b><span class="fs14 cf1">Comitato Nazarat</span></b></strong></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Jul 2015 18:50:00 GMT</pubDate>
			<link>http://www.nazarat.org/blog/?id=f7ywbt44</link>
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			<title><![CDATA[La reliquia di Bernadette domani sera al rosario in piazza Tre Martiri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.nazarat.org/blog/index.php?category=news"><![CDATA[news]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_40d16bik"><div style="text-align: justify;"><span class="fs14">Prosegue l’impegno del comitato Nazarat per i cristiani perseguitati in Medio Oriente, impegno che assume sempre più importanza dopo i continui richiami di Papa Francesco e dopo l’iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana. Il nuovo appuntamento con ‘</span><span class="fs14">l’appello all’umano </span><span class="fs14">‘ sarà sabato 20 giugno alle 21,15 in piazza Tre Martiri con la recita del rosario alla presenza della reliquia di Santa Bernadette Soubirous, portata a Rimini a cura dell’Unitalsi. Per questo il manifesto preparato per l’occasione contiene una frase che Bernardette Soubirous, la veggente di Lourdes, pronunciò nel 1870: “Dicono che il nemico si avvicina a Nevers, farei volentieri a meno di vedere i prussiani, ma non li temo. Dio è ovunque, anche in mezzo ai prussiani. …Io temo solo i cattivi cattolici”.</span><br></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><span class="fs14">Una testimonianza questa che si avvicina molto a quella di padre Douglas Bazi, un sacerdote caldeo di Erbil, che sarà trasmessa in video la sera del 20 giugno in piazza Tre Martiri. Padre Douglas è stato preso nella parrocchia dove prestava servizio nel 2006, legato, bendato e massacrato di botte. Quando gli puntano la pistola alla tempia gli chiedono: “Come mai tu non hai paura di morire?”. Lui risponde: “Chi vi supplica di non ammazzarli non sa cosa siano la vita e la morte. Quando muori infatti, sei nelle mani di Dio ed è meglio essere nelle Sue mani che non in quelle di certa gente”. Padre Bazi ha subito diversi attentati, più volte gli hanno sparato, la sua chiesa è stata fatta saltare in aria ed è stato rapito eppure quando gli si chiede se sia possibile, in questa situazione, non avere odio per i persecutori, dice che questo è possibile perché si è cristiani: “Chi sono io per lamentarmi? Si è cristiani non solo quando le cose vanno bene. Al Papa e ai cristiani che ci ricordano nelle preghiere vorrei dire grazie ma anche che come cristiani non ci arrenderemo mai”. Non è incoscienza la sua e dal luglio del 2013 questo padre caldeo è insieme ai profughi cristiani di Erbil, nel Kurdistan iracheno insieme a 150 famiglie scampate agli orrori dell’Isis.</span></div><div style="text-align: justify;"><br></div><div style="text-align: justify;"><strong><b><span class="fs14">Il comitato Nazarat</span></b></strong></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Jun 2015 18:52:00 GMT</pubDate>
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